RETROMARCIA SU ROMA!

Il sottosegretario Nitto Palma ha riferito al Senato sugli scontri di piazza Navona, come aveva già fatto alla Camera pochi giorni fa. Ma non ha detto le stesse cose. Ha cambiato versione. (
Alla camera aveva detto che a dare il via agli scontri erano stati studenti di sinistra, senza la minima motivazione. Dopo essere stato inondato di testimonianze filmate che documentano le cariche del cioccoblocco studentesco agli studenti medi, Palma è stato costretto ad ammettere di fronte ai senatori che prima degli scontri ci sono state le cinghiate dei nazisti. Poi ha ripetuto il solito ritornello del “comportamento irreprensibile delle forze dell’ordine”.
Ormai siamo abituati ad un governo che smentisce se stesso a distanza di ventiquattro ore. Tuttavia, questa volta, la smentita, seppur attenuata, sbugiarda non solo il governo, ma pure i fascisti e la polizia. Forse domani, riguardando i video, Palma si accorgerà che i fascisti erano decine, non uno solo, e che erano gli stessi che, di lì a poco, avrebbero fronteggiato a colpi di mazza gli universitari. Scoprirà che quelli che scappano dai nazisti sono ragazzini pubescenti.
Forse ci spiegherà anche come ha fatto a capire che quell’unica che persona che si difende (peraltro con scarso successo) impugnando anch’egli la cintura, sia uno “di sinistra”, visto che dà le spalle alla telecamera e non si sa chi sia. Forse l’ha classificato come “anarco-insurrezionalista” per il solo fatto che le stava prendendo da un nazista. Palma si aggrappa a lui nel disperato tentativo di distribuire equamente le colpe, dopo aver visto fallire gli sforzi di addossarle tutte ai “facinorosi” di sinistra, smentito perfino dal Tg amico del fascista Mauro Mazza.
Forse un giorno Palma spiegherà come mai le guardie conoscevano i nomi di battesimo dei fascisti e perché uno dei “fermati” teneva aperto il portellone del cellulare mentre salivano i celerini. Può darsi che ci dica anche perché il suo governo manda sbirri a manganellare gli studenti alla stazione Ostiense, quelli che protestano contro la discarica di Chiaiano, i No Dal Molin, chi si oppone alla TAV ma continua a permettere che i fascisti scorrazzino liberamente in piazza armati di mazze, bivacchino negli studi Rai, facciano murales minatori contro il loro stesso podestà Alemanno, senza che neanche un vigile urbano appaia all’orizzonte a disturbarli.
Confronta le due versioni di Nitto Palma.
Senato 06/11: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=34150&sez=HOME_INITALIA
Camera 31/10: http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_31/scontri_informativa_168f3556-a72a-11dd-90c5-00144f02aabc.shtml
Campioni di balle!

Lunedì notte un’orda di fascisti invasati ha fatto irruzione negli studi Rai di via Teulada. Lo scopo della spedizione punitiva era intimidire i redattori del programma “Chi l’ha visto?”, rei, secondo le rivendicazioni, di aver mandato in onda filmati in cui si vedono in faccia i picchiatori di piazza Navona, e di aver chiesto al pubblico di contribuire ad identificarli.
Al di là dell’inaudita gravità del fatto in sé (un blitz squadrista nella redazione di un programma giornalistico) restano molte perplessità. Da giorni ormai, circolano centinaia di foto e decine di video nei quali i fascisti di piazza Navona sono ben riconoscibili. D’altronde, il minimo che possa aspettarsi uno che distribuisce cinghiate a volto scoperto durante una manifestazione, è che qualcuno riesca ad identificarlo. Perché prendersela proprio con Chi l’ha visto? allora?
Semplice: perché i video messi in onda dalla trasmissione di Rai3 smontano definitivamente la ricostruzione dei fatti data da fascisti, governo e polizia. In tali video (tutt’ora visibili sui siti di SkyTg24 e di Micromega: http://temi.repubblica.it/micromega-online/) si vedono le belve fasciste assalire a cinghiate gruppi di studenti non più che quindicenni, in larga parte ragazze, i quali tentano disperatamente di sottrarsi alle cariche. L’azione si svolge al centro della piazza, nella quale non c’è ancora traccia dei famosi estremisti di sinistra dei centri sociali che, secondo la versione del governo, avrebbero aggredito per primi i poveri fascisti pacifici.
Quando universitari e centri sociali arrivano in piazza, richiamati dal tam-tam di telefonate di quelli già presenti, ci sono già a terra diversi feriti; i fascisti raggiungono il camioncino degli armamenti e si dispongono a testuggine in un angolo della piazza. Il resto lo abbiamo visto tutti. La polizia, che fino a quel momento era rimasta a guardare, interviene per mettere in salvo i fascisti fingendo di arrestarli. In realtà, è uno dei “fermati” che tiene aperto il portellone del cellulare per far salire gli sbirri. (http://it.youtube.com/watch?v=Tk78GrEBfHY)
Se non bastasse, c’è un altro video visibile sui siti di Micromega e l’Unità che cita uno spezzone di servizio del Tg2 delle 13:00 di mercoledì 29 ottobre;
(http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-verita-sui-fatti-di-piazza-navona/)
Nel pezzo si conferma in pieno che, alle ore 10:30 circa, un gruppo di estremisti di destra ha fatto irruzione in piazza Navona ed ha improvvisamente aggredito gli studenti medi con cinghie e catene. Il Tg2, diretto dal fascista Mazza (nomen omen), non è certo sospettabile di simpatie “comuniste”, anzi, ha più volte dato prova di notevole sprezzo del ridicolo quanto a genuflessioni filogovernative. Solo che alle 13 del 29 ottobre il governo non aveva ancora fatto conoscere la propria versione. In mancanza di una “verità” ufficiale, il Tg2, si è limitato a riportare i fatti (cosa che fa di rado), non sapendo che bisognava dare la colpa agli studenti di sinistra.
In definitiva, riceve sempre più conferme la teoria che il governo fascista di Berlusconi abbia inviato i picchiatori in piazza Navona, sotto la supervisione delle guardie, per creare disordini e screditare il Movimento, mostrandolo così violento, politicizzato e diviso al suo interno, facendo poi ricadere la colpa degli scontri sugli studenti di sinistra.
Il sottosegretario Nitto Palma ha mentito spudoratamente nell’informativa alla Camera. Le bugie, anche se a volte indossano tacchi rialzati, hanno le gambe corte.
Vedi anche www.uniriot.org
Asta la victoria!

“O dimonio so’ i fascisti, o dimonio è ‘a polizia, Sant’Antonio veni ccà e portatelli tutti via!”
99 Posse
Una vecchia barzelletta parla di un camionista che giunge alla frontiera e afferma di non avere nulla da dichiarare. Il doganiere si sporge dal gabbiotto per controllare e nota che, in realtà, l’uomo trasporta un gigantesco elefante africano con due minuscole fette di pane attaccate una a destra e una a sinistra.
“Come sarebbe che non ha nulla da dichiarare? E questo elefante?”
“Embè? Uno in mezzo al pane non ci può mettere quello che cazzo gli pare?”
Molto simile è la spiegazione data dai fasciotti, o se preferite, polizisti, del cioccoblocco riguardo alle mazze che hanno usato durante gli scontri di piazza Navona.
Un portavoce dei fascelerini, tale Guelfo (sic!) ha dichiarato al quotidiano
Capito? Uno la bandiera la può arrotolare intorno al cazzo che gli pare, quindi è tutto in regola. Se volete girare armati con un’ Armalite AR180 carabina semiautomatica militare a gas, con una bella scimitarra da predone berbero, o perché no, con una radiosa testata nucleare tattica, premuratevi di arrotolarci intorno un drappo tricolore e, come per magia, nessuno potrà rimproverarvi nulla. È una bandiera. Le bandiere non sono state srotolate perché “ci hanno detto che sventolarle era fazioso, che sarebbe stata una provocazione”. Invece darle in testa alla gente era cosa buona e giusta. Ma loro le hanno usate per difendersi, mettendosi in testa “i caschi dei motorini”. Veramente erano arrivati a bordo di un camion (quello dell’ “amplificazione”) ma sono dettagli.
A parte il fatto che la bandiera italiana è a bande verticali e non orizzontali, giudicate voi se quelle brandite dai ceffi nella foto siano mazze o aste di bandiere. È impressionante la sfacciataggine con la quale in questo paese, dopo venti anni di ipnosi berlusconiana, si possa arrivare a mentire negando l’evidenza, e cioè che una squadraccia di fascisti armati di mazze, cinghie, caschi e quant’altro sia sbarcata in piazza Navona ed abbia aggredito gli studenti medi con la supervisione delle cosiddette forze dell’ordine, e poi, quando sono sopraggiunti gli universitari e quelli dei centri sociali, abbia ripiegato al riparo dei celerini, i quali, per salvare i fasci dal linciaggio, hanno fatto finta di arrestarli.
A scanso di equivoci, sarà bene riproporre il links dei video su youtube che testimoniano, in maniera innegabile, la “corrispondenza d’amorosi sensi” stabilitasi tra le guardie e i fascisti mercoledì in piazza Navona.
http://it.youtube.com/watch?v=lRt1f2I1J_o#t=7m9s
In questo video si vede l’agente di polizia che chiama per nome un fascio (levati Francesco!)
http://it.youtube.com/watch?v=Tk78GrEBfHY
In quest’altro si vede uno del cioccoblocco (in teoria “un fermato”) che tiene aperto il portello del cellulare per far salire un poliziotto.
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scuola/foto-navona/1.html
Questo link invece rinvia alla sequenza fotografica pubblicata da Repubblica.it che mostra come i fasci siano giunti in piazza Navona ben prima che vi arrivassero universitari e centri sociali, ed abbiano aggredito gli studenti medi sotto gli occhi dei loro professori, lasciandone in terra più di qualcuno, senza che gli sbirri se la sentissero di intervenire. Notare anche che sul camion dell’ “amplificazione” non ci sono altoparlanti. Su Repubblica.it potrete anche trovare le testimonianze degli insegnanti.
FECCE TRICOLORI.
Si sapeva che prima o poi avrebbero creato guai; dopotutto, la più grande speranza del loro duce Berlusconi è la deriva violenta del Movimento Studentesco, che non si immaginava potesse assumere tali proporzioni. Così mercoledì, in piazza Navona, sono comparsi circa sessanta ultras fascisti che volevano ingannare il tempo in attesa che cominciasse Roma-Sampdoria ed hanno aggredito gli studenti medi che manifestavano assieme ai loro professori. Da subito è parso ambiguo l’atteggiamento delle guardie che hanno assistito compiaciute ai pestaggi, finché non è arrivato in piazza il corteo degli universitari e dei centri sociali; solo allora sono intervenute, per evitare che i fascisti, ormai messi all’angolo, le prendessero.
Ovviamente, i fasci, muniti di caschi e passamontagna, hanno raccontato di essere stati aggrediti dagli studenti; fortuna che, del tutto casualmente, avevano a portata di mano delle simpatiche mazze, decorate con drappi tricolori. Con quelle sono riusciti ad opporsi agli studenti che li aggredivano armati, pensate un po’, di un Pinocchio gigante: tipica arma che uno si porta da casa quando premedita un’aggressione a dei fascisti inermi.
Per conoscere la verità sugli scontri di mercoledì in piazza Navona leggete il resoconto del testimone oculare Curzio Maltese su Repubblica.it
Maltese riferisce che i fascisti si muovevano liberamente, mazze alla mano, attraverso il cordone di piedipiatti. Allucinanti i dialoghi: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Maltese non è Filippo Facci. È un giornalista serio, abituato ad assumersi la responsabilità di ciò che dice. C’è di più: Beppe Grillo ha scovato su youtube un video in cui si vede uno del Cioccoblocco studentesco pizzicato in atteggiamenti amichevoli con gli sbirri! Anche nel filmato messo in onda ieri da Annozero si vede un celerino che sembra avere una certa familiarità con i fascisti, tanto da rivolgersi ad uno di essi chiamandolo per nome di battesimo! I fasci in questione, rintracciati ed intervistati da Repubblica.it, hanno smentito di essere infiltrati. Guardate i video e giudicate voi. Di certo, da tutte queste testimonianze non può non nascere il sospetto che i fascisti e i colleghi di Spaccarotella giocassero nella stessa squadra. A riprova di quanto asserivamo in un post precedente, cioè che guardie e fascisti sposano bene assieme come il vino bianco con le portate di pesce. A questo punto, diventa risibile la versione della questura, subito adottata dal regime, che parla di scontri provocati dagli studenti di sinistra, anch’essi armati e coadiuvati da una camionetta-appoggio, la quale però, sfortunatamente, non compare in alcun filmato o foto dei momenti degli scontri. Non si capisce poi per quale ragione gli studenti “sovversivi” non abbiano tirato fuori le loro armi, se le avevano, ma si siano limitati a lanciare contro i fasci le sedie dei bar e il famoso Pinocchio.
Altro che contestatori anti-Gelmini! Altro che studenti! Servi del potere come al solito! Qualora ce ne fosse stato bisogno, abbiamo avuto un’ulteriore dimostrazione del fatto che quando, come al G8 di Genova, c’è da mettere in atto la strategia della tensione, il duce Berlusconi può sempre contare sui fedeli picchiatori fascisti telecomandati, pronti a creare disordini per screditare un Movimento pacifico, democratico e non violento al quale fino a ieri avevano finto di aderire.
Per seguire gli sviluppi della situazione consigliamo il sito di Micromega.
ERA FROCIO?

O quantomeno bisessuale? La prossima volta che sentiremo un nazista sbraitare contro i culattoni non potremo non pensare che chi disprezza compra. Scusateci, con tutto quello che sta succedendo, crisi economica, protesta nelle scuole e quant’altro, potevamo parlarvi di cose più importanti: ma la notizia è di quelle che non possono passare sotto silenzio.
Jörg Haider, il governatore della Carinzia e leader dei neonazisti austriaci, recentemente scomparso in circostanze tragiche, pare fosse l’amante del suo “vice” e delfino designato Stefan Petzner. Lo ha rivelato lo stesso Petzner in un’intervista rilasciata ad una radio locale, che il partito nazista austriaco ha invano cercato di non far trasmettere.
"Abbiamo avuto una relazione speciale. E'stata una relazione che andava oltre l'amicizia. Ci vedevamo spessissimo, lui era l'uomo della mia vita. Sua moglie, Claudia, non si era opposta a questa nostra realtà. Lei lo amava come una donna, lui la amava come un uomo, io lo amavo in un modo completamente diverso e personale. e Claudia comprendeva tutto ciò".
Christiane Petzner, sorella di Stefan, rincara la dose con le sue confessioni personali gettate in pasto al pubblico adesso, dopo il funerale che ha commosso in diretta tutta l'Austria. "Loro due passavano insieme almeno i tre quarti del tempo libero, non soltanto la sera ma anche nei fine settimana e nelle vacanze".
Il sospetto che avanza, come scrive il quotidiano viennese Die Presse, è che una crisi terminale del rapporto con Petzner (magari una litigata notturna tra i due) non sia estraneo alla morte di Haider. Petzner aveva infatti dichiarato a caldo che aveva salutato Haider all'uscita dal locale "Cabaret", quella sera, e che si era preoccupato per lui, ma che Haider aveva rifiutato l'autista ufficiale o
qualsiasi accompagnamento (fonte:
Poi pare che Haider si sia recato in un bar di gay. Ieri Bild in Germania ha pubblicato una foto in cui Haider è ritratto mentre bacia un giovane in un locale. Due indizi fanno una prova. Il padre di Haider era convinto di aver tirato su un nazista perfetto e quando il figlio diceva che gli piaceva Barbie pensava si riferisse a Klaus, il gerarca meglio noto come “il boia di Lione”; vallo a capire che invece voleva la bambola!
Hai capito questi nazisti! Ufficialmente uomini tutti d’un pezzo, atletici e virili, sotto sotto drag queen scatenate! Magari chissà, in segreto ascoltano Barbara Streisand e non possono fare a meno di ballare quando sentono le note di I will survive. D’altra parte, Ernst Röhm era una checca e forse fu fatto fuori per questo. Lo storico tedesco Lothar Machtan, nel suo libro Il segreto di Hitler, sostiene che perfino il Führer fosse un tantino “gaio”; quello che è certo è che amava farsi pisciare e cagare addosso dalle sue amanti, le quali alla fine si suicidavano per lo schifo.
Chissà cosa ne pensano i fascisti italiani, convinti ammiratori del nazista austriaco e omofobi (apparentemente) intransigenti. Chissà cosa ne pensano i fascisti di Tivoli che andarono a tirare i finocchi al comizio di Valdimir Luxuria a Guidonia. Chissà che dice Alessandra Mussolini, quella che affermava “meglio fascista che frocio”, dando per scontato che le due realtà non potessero coesistere nello stesso individuo. Chissà cosa ne pensa il fascio-leghista Borghezio, quello che inveiva contro “i culattoni” e adesso ha scoperto si essersi recato affranto al funerale di uno di essi.
CHE FA,CONCILIA?
ROMA -
La decisione che in realtà non riguarda soltanto le 203 della strage del '44 ma che apre la strada a circa 10.000 cause di vittime del nazismo.
E' la prima volta che
Non risulta che siano mai stati condannati né in sede civile, né in sede penale, dei Partigiani per aver “causato” le stragi naziste con le loro azioni di guerriglia, né tantomeno per aver “abbandonato” la popolazione civile, esponendola alle barbare ritorsioni dei nazifascisti. Secondo la magistratura, che parla “in nome del Popolo Italiano”, la colpa delle stragi dei nazisti va data ai nazisti: sembra una tautologia, anzi lo è, ma finché ci sarà qualcuno che lo mette in dubbio, è bene che sia qualcuno “co’ tanto de toga e de cappello”, direbbe Verdone, pronto a ribadirlo, magari in sede processuale, dove si esaminano prove e testimonianze, non opere di fiction.
Sapete perché fino a questo momento l’Italia ha rinunciato a perseguire i criminali di guerra nazisti accusati di crimini contro i civili italiani, ma anzi, ha fatto di tutto per occultare le prove delle stragi? No? Ve lo spiegheremo nel prossimo post. Stay tuned.
Il sangue dei finti

Che nella Berlusconia del terzo millennio si potesse impunemente far violenza alla storia e alla memoria, l’avevamo capito da un pezzo; ma che si potesse torturare pure la logica, è una novità recente. Questo post è un po’ lungo ma perdonateci.
Riassumendo: in principio le stragi dei nazisti e dei repubblichini venivano negate; tutte calunnie inventate dagli storici, notoriamente tutti comunisti. Successivamente, quando il procuratore militare Intelisano rinvenne in un armadio nascosto in uno scantinato 625 fascicoli relativi ad altrettanti massacri compiuti dai nazifascisti in ritirata, e cominciò ad indagarci su, si cambiò atteggiamento. Sì, vabbè, forse è vero, però ci sono state pure le foibe; il triangolo della morte; piazzale Loreto; le cavallette… Poi si cambiò ancora versione: sì, è vero, le stragi ci furono e le abbiamo fatte noi, però furono rappresaglie sacrosante. Una volta che si è stabilito il principio del 10 civili italiani per ogni soldato tedesco, poi bisogna attenercisi. Gli italiani erano stati avvertiti. Un po’ come quelle reclame di farmaci che terminano con le velocissime parole “può avere effetti indesiderati anche gravi”, così se qualcuno si piglia un Aulin e crepa l’azienda non ha colpe.
Poi arrivarono le condanne della Cassazione per gli ufficiali che avevano ordinato gli eccidi. Le motivazioni di quella su Sant’Anna recitano:
“Il fatto e’ stato commesso con lo sterminio di buona parte della popolazione di San’Anna di Stazzema, composta prevalentemente da vecchi, donne, bambini, ed e’ stato attuato con modalità efferate, in totale dispregio del più elementare senso di umanità e dei valori comunemente accolti in ogni società civile, anche in tempo di guerra […] creando nella memoria collettiva, per l’inimmaginabile livello di spietatezza e di crudeltà, una ferita non rimarginata”.
Allora, davanti a queste parole, ecco il nuovo, allucinante capolavoro di sofistica, degno di Gorgia o forse, più prosaicamente, di Homer Simpson: le stragi ci furono, le abbiamo fatte noi e furono terribili e disumane. Ma la colpa non è nostra, cioè di noi nazifascisti che la strage l’abbiamo messa in atto in prima persona: è dei partigiani che non ce l’hanno impedito!
Avete capito, cari stupratori recidivi? Da oggi in poi, se vedete una donna camminare da sola in una stradina buia, violentatela pure. Inculatevela a sangue. Tanto la colpa non è mica la vostra. L’uomo, si sa, è cacciatore. La colpa, semmai, è del marito che non l’ha protetta e sorvegliata, magari perché in quel momento stava con l’amante. E allora pare di vederli, questi poveri nazifascisti, mentre, con la morte nel cuore e sopraffatti dalla pietà, erano costretti a bruciare vivi i bambini, a sventrare donne incinte, ad estrarre il feto, a sparare alle donne e al feto. Era un lavoro sporco, ma qualcuno doveva pur farlo. I partigiani non erano lì a difenderli, quindi era giusto ammazzarli tutti.
Le vittime dei nazifascisti, in sostanza, vanno equiparate a quelle dell’uragano Katrina, lasciate lì ad annegare dall’amministrazione Bush. Solo che un tifone è un disastro naturale incontrollabile, mentre i nazifascisti erano esseri dis-umani dotati di razionalità e libero arbitrio (e dunque, di responsabilità personale) che eventualmente, avrebbero potuto scegliere di non fare quello che hanno fatto. Ma fare questi discorsi ai nazisti è inutile: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire; sarebbe come cercare di convincere le mosche a non mangiare più la merda perché non è igienico.
I nazisti, tuttavia, ammettono che ci sono però rappresaglie che non avevano ragion d’essere e che non vanno perdonate. Sono quelle dei partigiani e della gente comune verso chi, durante vent’anni di dittatura, li aveva oppressi e aveva spadroneggiato, aveva ucciso e aveva incarcerato. Che stronzi, questi partigiani, col loro vizio incomprensibile di combattere “in nome della libertà”; sempre lì a sparare e a scappare, costringendo i poveri nazisti a fare cose che non avrebbero mai voluto fare alla popolazione civile. Poi, una volta vinta la guerra, quando a tentare di scappare in Svizzera vestiti da soldati tedeschi sono stati i fascisti, invece di perdonare cristianamente, sempre lì a condannare, sparare, infoibare; il tutto per permettere ai loro nipotini di aprire questa merda di blog e ai nipotini dei loro nemici nazisti, di scriverci sopra le loro cazzate a commento senza alcuna censura.
Dall’outing di Abbiati alle gaffe (molte) di Buffon. Poi i casi in giallorosso e i giovani portieri
E Balotelli racconta: “In alcuni campi non ero marcato, ma solo insultato”

L’outing di Christian Abbiati, portiere del Milan fascista nel privato e ora anche in pubblico, ha allargato praterie di potenziali rivelazioni nel mondo del calcio italiano, da sempre silenziosamente a destra. Quelle parole rimbalzate in tutta Europa - “del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l’ordine” - sono sottoscritte, oggi, da una crescente platea di calciatori e dirigenti italiani.
La forza delle frasi rivelatrici di un portiere che è abituale frequentatore dei leader di Cuore nero, succursale dell’estremismo nero milanese e luogo di riferimento per gli ultrà dell’Inter, più che nell’indicare il solito revisionismo pret a’ porter italiano che vuole un fascismo buono prima del ‘38 (”rifiuto le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e l’ingresso in guerra”, ha detto Abbiati) segnala come anche i calciatori, notoriamente pavidi nelle dichiarazioni, oggi comprendono che queste “verità” si possono finalmente dire: il vento del 2008 non le rende più pericolose per le loro carriere.
Sono diversi i campioni italiani che indossano numeri sinistri e sventolano effigi del Ventennio per poi giustificarsi: “Non lo sapevo”. Il portiere Gianluigi Buffon, figlio di famiglia cattolica e impegnata, è stato sorpreso in quattro atti scabrosi. La maglia con il numero 88 che rimandava al funesto “Heil Hitler” segnalata dalla comunità ebraica romana, poi la canottiera vergata di suo pugno con il “Boia chi molla”. Nel 2006, durante le feste al Circo Massimo per la vittoria del mondiale, si schierò - mani larghe su una balaustra - davanti allo striscione “Fieri di essere italiani”, croce celtica in basso a destra. E i suoi tifosi, gli Arditi della Juventus, un mese fa a Bratislava gli hanno ritmato “Camerata Buffon” ottenendo dal portiere un naturale saluto. Quattro indizi, a questo punto, somigliano a una prova.
E’ da annoverare tra i fascisti per caso il Fabio Cannavaro capitano della nazionale che a Madrid sventolò un tricolore con un fascio littorio al centro: “Non sono un nostalgico, ma non sono di sinistra”, giura adesso. Nel 1997, però, pubblicizzò in radio le prime colonie estive Evita Peron, campi per adolescenti gestiti dalla destra radicale. Il suo procuratore, Gaetano Fedele, assicura: “Un calciatore può essere strumentalizzato inconsapevolmente”.
Nella capitale si sta consumando un pericoloso contagio tra la curva della Roma, egemonizzata dalla destra neofascista, e i giovani calciatori romani. Daniele De Rossi, capitan futuro destinato a sostituire Totti, è un simpatizzante di Forza Nuova. E l’altro romanista da nazionale, Alberto Aquilani, colleziona busti del duce - li regala uno zio - mostrando opinioni chiare sugli immigrati in Italia: “Sono solo un problema”.
Molti portieri la pensano come Abbiati, poi. L’ex Stefano Tacconi fu coordinatore per la Lombardia del Nuovo Msi-Destra nazionale ed è stato condannato per aver usato tesserini contraffatti giratigli dal faccendiere nero Riccardo Sindoca. Matteo Sereni, figlio della destrissima scuola Lazio, oggi che è portiere del Torino continua a dormire con il busto di Mussolini sulla testiera del letto.
Il problema è che i calciatori navigano dentro un mare di ipocrisia che consente di tenere “Faccetta nera” nella suoneria del cellulare senza provare sensi di colpa. Questione di maestri. L’ex allenatore della Lazio Papadopulo non si è mai preoccupato delle svastiche in curva “perché in campo non vedo oltre la traversa”. Spiega Gianluca Falsini, difensore oggi al Padova: “Giocatori di sinistra ce ne sono pochi e la nostalgia per il Ventennio ti viene per colpa dei politici contemporanei”. Già. Nel campionato 2007-2008 in campo sono raddoppiati gli episodi di razzismo: sono stati sei. Mario Balotelli, stella emergente dell’Inter, italiano di origini ghanesi, così racconta l’ultima partita contro la Primavera dell’Ascoli: “Dall’inizio alla fine mi hanno detto: “Non esistono neri italiani”. Era lo slogan dei fascisti, volevo uscire dal campo”.
(1 ottobre 2008)
di CORRADO ZUNINO
Schegge di regime /4

Cronache da Berlusconia, anno 2008.
Un giovane ghanese regolare, Emmanuel Bonsu Foster, studente presso l’Itis serale di via Toscana a Parma, è stato arrestato senza alcun motivo dai vigili urbani della città emiliana, apostrofato come “negro”, pestato a sangue, denudato, sbattuto in cella, senza la possibilità di fare nemmeno una telefonata. Successivamente gli è stato messo davanti un tocco di fumo e gli è stato ingiunto di “confessare”; quando, alla fine, è stato rilasciato, dopo l’intervento dei genitori, i verbali e i suoi effetti personali gli sono stati riconsegnati in una busta intestata al Comune di Parma con su scritto “Emanuel Negro”. Cose che capitano. Ancora più deprimente è l’episodio narrato dal signor Valerio Crugnola, di Varese, in una lettera al quotidiano
“Risiedo in Varese ai bordi di una via sul tracciato dei mondiali di ciclismo su strada. Nel corso della serata di sabato avevo affisso al balcone uno striscione con la scritta “Race [=corsa] not racism”.
Attorno alle nove del mattino del 28 settembre, mentre ancora dormivo, tre auto (tre!) dei carabinieri hanno preso delle foto e informazioni sul mio conto. Subito dopo sono entrati in giardino con una scala chiesta ad un vicino e hanno rimosso lo striscione.
Ho sporto denuncia alla questura di Varese […] i carabinieri non avevano alcun mandato, né hanno suonato al mio campanello; non si era in presenza di un reato, né di un pericolo di reato; il mio domicilio è stato violato, è stata negata la mia libertà di espressione.”
Capito? Il Razzismo di Stato del regime fascista-putiniano di Berlusconi, attuato in primis dalle cosiddette forze dell’ordine, non può essere avversato nemmeno a parole. Se appendi uno striscione innocuo (anzi, benefico) come quello del signor Crugnola, arrivano in forze i caramba e, violando diversi diritti costituzionali, lo fanno sparire. Il bello è che ai lati del rettilineo d’arrivo del mondiale di ciclismo, che ha visto trionfare due azzurri (pardon, padani), c’era un autentico tripudio di bandiere leghiste e qualche sparuto tricolore.
Tempo fa, intervenendo all’inaugurazione della nuova scuola “Angeli di San Giuliano”, il duce Berlusconi ha regalato agli scolari alcune copie della Costituzione. Casomai finissero la carta igienica.
Sbirri alla sbarra

Si sarebbe divertito, ieri sera, Gabriele Sandri, se avesse potuto guardare Lazio-Fiorentina. Purtroppo non ha potuto, né potrà mai più, perché è morto ammazzato da un poliziotto della Stradale che oggi siede sul banco degli imputati.
Con la morte di Sandri i fascisti hanno scoperto improvvisamente che le guardie sparano. E sparano per uccidere. Un peccato, perché se l’avessero scoperto sei anni prima, quando fu assassinato Carlo Giuliani, forse a quest’ora Sandri sarebbe ancora vivo. Perché l’agente Spaccarotella, mentre faceva fuoco ad altezza d’uomo, attraverso 4 corsie d’autostrada, aveva bene in mente i precedenti e sapeva che quando uno sbirro ammazza qualcuno, alla fine la colpa è sempre del morto. Se non ci fossero quattro testimoni oculari ad inchiodarlo, potremmo star sicuri che ci verrebbe riproposta la storiella dello sparo in aria, o dell’incidente.
Quando fu ammazzato Carlo Giuliani, senza neanche conoscere l’esatta dinamica del fatto, il Tortellino Fresco, allora vicepremier, e il sedicente ministro dell’Interno Scajola, espressero immediata “solidarietà alle forze dell’ordine”. “È legittima difesa” dissero, ”quello brandiva un estintore!” Peccato che la legittima difesa, per essere considerata tale, debba essere proporzionale alla minaccia; quella di Placanica non lo era, altrimenti non sarebbe stato necessario inventare l’invereconda e risibile balla del calcinaccio che avrebbe deviato lo sparo. Placanica, il quale, come Spaccarotella, era accusato di omicidio volontario, l’ha fatta franca ma è poi stato congedato; a titolo di risarcimento per aver fatto da unico capro espiatorio dell’Arma, Alleanza Nazionalsocialista lo candidò alle amministrative di Catanzaro, vista la sua statura morale di assassino. Il Tortellino & Ca(merati) hanno sempre sostenuto anche le bestie feroci a giudizio per la disumana irruzione alla scuola Diaz, per la fabbricazione di prove false e per le torture di Bolzaneto.
Avrebbero fatto altrettanto con Spaccarotella se questi non avesse avuto la iella di ammazzare non già un anarco-insurrezionalista, un pacifista o un eco-terrorista, ma un tifoso che andava in trasferta.
A questo punto, il Tortellino si è trovato nell’imbarazzante necessità di dover scegliere tra la solidarietà ai fascisti in divisa o a quelli delle curve, ben sapendo che poteva rimetterci una valanga di voti in tutti e due i casi. Ha provato a barcamenarsi, ma ci è riuscito male. Non una parola di commento, da parte di An, riguardo al rinvio a giudizio dell’orda di fascisti che, la sera dell’11 novembre, prendendo a pretesto l’omicidio di Sandri, misero a ferro e fuoco per ore il Foro Italico. Se era giusto uccidere Giuliani perché brandiva un estintore, quelli andavano mitragliati con
Oggi, tutti i Tg hanno mostrato la madre di Sandri in lacrime alla prima udienza del processo a Spaccarotella; anche Carlo Giuliani aveva una madre, ma quella che cazzo vuole? Suo figlio se l’è cercata.
Come dicono sempre i fascisti quando si tratta di riabilitare repubblichini, stragisti neri e guardie papaline? “I morti sono tutti uguali!”
Però anche tra quelli, evidentemente, ce ne sono alcuni più uguali degli altri.